Il viaggio di Malombra – in proiezione al Mitreo Film Festival, 14 dicembre 2013

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XIII Edizione
(dal 10 al 14 dicembre 2013)
www.mitreofilmfestival.it

Sabato 14 Dicembre 2013
GIORNATA FARE CINEMA - TRECENTOSESSANTAGRADI:
Il festival e le Istituzioni
Il dibattito “verte sulla figura delle Film Commission e dei Festival di Cinema come sostegno alla produzione di giovani autori. Intervengono esponenti della Film Commission Italia, del Coordinamento Festival Cinematografici della Campania, della Film Commission Campania, dell’Associazione Caserta Film Commission.”

Ore 18.00 – Teatro Garibaldi a Santa Maria Capua Vetere
Proiezione del film “Il viaggio di Malombra” di Rino Marino, realizzato con il contributo della Sicilia Film Commission. Ospite l’autore Rino Marino e Roberto Moliterni, scrittore, sceneggiatore e videomaker.

Il viaggio di Malombra – recensione in Teatri delle diversità, Giugno 2013

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Un carretto viaggia lungo le trazzere polverose di un’assolata campagna siciliana. La vecchia mula che lo traina non ha nome, né lo hanno i due uomini a bordo: si conoscono solo di ‘nciuria’, quei nomignoli che in Sicilia sono sempre omen nomen. Uno è Malombra, che è scampato una volta alla morte grazie a un santone che gli ha recitato la favola della Morte, e forse il misterioso sciamano altri non è che il Cavaliere della Luna, che compare nelle sue visioni. L’ombra della Morte tuttavia non se n’è andata, e non se ne andrà fin quando Malombra non ringrazierà, e la sua preghiera sarà mettere in scena la favola, laggiù, ‘allu Canali di lu ‘Nfernu’. L’altro è Avugghia (ago): ‘u chiamanu accuss. picchi è siccu siccu’. Avugghia è un attore, che deve fare Barabba per il Venerdì Santo, ma si è arruolato, senza dire né ai né bai, nella compagnia di Malombra, e lo accompagna, sempre affamato, Candide e Pulcinella insieme, a cercare attori per la recita. Alla ricerca di un teatro impossibile, i due attraversano una Sicilia senza tempo, olivi contorti che fanno facce umane, il regno delle pietre e del silenzio, le facce degli uomini che sembrano scolpite nell’olivo, la pietra che si sgretola e decade, un deserto che sembra saper tutto. Ma si sa, l’Isola è un palcoscenico, e lungo il viaggio il teatro si incontra: anzi il teatro è il viaggio. E sfila sullo schermo una teoria di personaggi stralunati, e tutti quanti hanno a che fare con la Morte: il rigattiere delle cose perdute, il barbiere stecchito con i clienti davanti alla porta, il marchese che danza con la sposa defunta, l’impresario di ‘circolo equestre’ Sancisuca (un cameo di Burruano, l’unico attore professionista nel film), che gestisce i mostri. Infine, la bella al bagno, che finalmente rapisce Malombra, e aggiunge acqua e fuoco a quello che sembrava solo terra e aria, decretando la fine del viaggio.

Rino Marino ci regala un film lirico e grottesco, impreziosito da una sapiente tessitura musicale, in bilico tra l’onirico e l’iperrealista, come nella migliore tradizione del nuovo teatro siciliano (che ha le sue radici in scrittori come Bonaviri e D’Arrigo). Ma in più, porta una novità: che la ricostruzione poetica del testo-Sicilia non è affidata ad attori professionisti. Marino ha preferito lavorare con i suoi amici che hanno creato insieme a lui la Compagnia Sukakaifa, tutti utenti o ex utenti dei servizi di salute mentale, che ha conosciuto più di un decennio fa da psichiatra, e con i quali periodicamente si rivede, nei periodi in cui non è impegnato come attore nella compagnia di Carlo Cecchi. Questo porta una felice qualità di straniamento nel racconto: i ‘matti’ che interpretano altri ‘matti’, che sono simboli e sunti della più grande follia che alberga nell’Isola, tragica e grottesca, ineludibile e profetica.

Abbiamo incontrato Rino Marino a Palermo, in occasione della rappresentazione, presso il Teatro Garibaldi Aperto, del suo Ferrovecchio, un dialogo beckettiano in lingua siciliana, in cui il regista stesso è in scena insieme ad uno straordinario Fabrizio Ferracane, e abbiamo colto l’occasione per fargli qualche domanda.

Come è nata la Compagnia?

Nel 2001, a seguito della mia tesi di specializzazione in psichiatria, che era sul tema Teatro e Terapia, decisi di provare a realizzare uno spettacolo, ed ottenni l’appoggio del servizio di riabilitazione del Policlinico Universitario e in seguito, di alcune comunità terapeutiche. Mettemmo in scena La giara di Pirandello, nello spazio della Vignicella (ex OP di Palermo), e poi partecipammo alla ‘Biennale del teatro impegnato nel disagio psichico’ di Massa e inaspettatamente vincemmo il primo premio. A questo seguì La sagra del Signore della Nave (anche questo lavoro vinse l’edizione successiva della Biennale di Massa), con una compagnia molto più vasta, tra cui anche pazienti considerati molto gravi. Per me, fu l’occasione di lavorare insieme ai pazienti, e condividere un’esperienza emozionante con persone che avevo conosciuto solo dal punto di vista clinico. Fu un successo sia dal punto di vista terapeutico (rafforzamento dell’autostima, capacità di comunicazione, autonomia e senso di responsabilità), sia dal punto di vista umano. Si sono create relazioni significative, che si sono mantenute nel tempo.

Puoi dirci qualcosa del passaggio dal teatro al film?

Il film, che è ambientato nelle campagne di Castelvetrano, il mio paese materno, nasce dall’esigenza di raccontare una storia mia, per la quale non riuscivo a vedere altri attori che non fossero loro, e al contempo di fare un’esperienza insieme. Spesso li andavo a prendere a Palermo, si cenava insieme e poi dormivano da me a Castelvetrano, per prepararci alla giornata di riprese, che sotto il sole sono anche faticose. Anche se a volte sbagliano, non riescono a ripetere la stessa parte due volte allo stesso modo, la loro recitazione ha una magia che non puoi trovare negli attori professionisti.

Il viaggio di Malombra

Soggetto, sceneggiatura e regia di Rino Marino
Musiche originali di Lelio Giannetto e Alessandro Librio
Con Liborio Maggio e Salvo Terruso
E con la partecipazione straordinaria di Luigi Maria Burruano
Produzione Sukakaifa, con il contributo della Film commission Regione Siciliana

Abstract

Il viaggio di Malombra (the journey of Badshadow) is a film written and directed by Rino Marino, a Sicilian actor, director and psychiatrist. All the actors are users (or former users) of the Mental Health Services. Set in the ‘waste land’ of the sunny Sicilian countryside, it recounts a quest for an impossible theatre, in the middle of an Island that is a stage in itself. Lyrical and grotesque, hyper-realistic and prophetic, the journey shows a long series of loony characters, embodying the larger folly, which, as Pirandello declared, inhabits Sicily. The peculiar acting style, which is estranged in a quasi-Brechtian way, but at the same time passionately throbbing, adds the film a special flavour, which allows the director to recount his dreamlike journey into his own past.

in Teatri delle diversità, Giugno 2013, n. 63, pp. 42-43.

Scarica l’articolo originale qui:

Recensione di Il viaggio di Malombra di S. Petruzzella, 2013 (pdf)

Il viaggio di Malombra, al Baluardo Velasco (Marsala, 28 aprile 2013)

Venerdì 26 Aprile 2013 15:59

Sarà un’opera filmica assai particolare il prossimo appuntamento di “Baluarte 2013”, rassegna di arte, musica e teatro presso il Baluardo Velasco di via Frisella 27 a Marsala. Domenica 28 aprile, alle ore 18, verrà proiettato il lungometraggio dal titolo “Il viaggio di Malombra” scritto e diretto da Rino Marino. Uomo poliedrico e dai molteplici interessi, Marino è medico psichiatra ma anche attore, regista teatrale e drammaturgo, ed ha fatto della drammaterapia, di cui si occupa da anni, il terreno di sintesi e incontro perfetto tra le aspirazioni da artista e l’impegno di terapeuta. “Il viaggio di Malombra” è frutto e risultato di un percorso che va in tale direzione: a essere narrato è un viaggio atipico, che esplora la profondità del sentire e della diversità umana, dove la follia non è vista come malattia ma come la capacità di vivere e percepire la realtà con altre logiche, diverse da quelle comuni; il cast, poi, è quasi interamente composto da pazienti con disagi psichici provenienti dalla clinica psichiatrica del Policlinico di Palermo e da varie comunità terapeutiche siciliane, e vede la partecipazione, tra gli altri, di Nino Contiliano e Luigi M. Burruano. Il film racconta il lungo itinerario visionario che il protagonista Malombra, ossessionato da un incubo ricorrente, decide di intraprendere alla ricerca di un misterioso personaggio, il “cavaliere della luna”, che dopo averlo salvato da bambino dalla malaria, era sparito per andare a vivere in un castello decadente, arroccato in un luogo sperduto nella campagna siciliana, in attesa di una compagnia di teatranti. Il viaggio sconclusionato del protagonista attraverso i territori dell’alienazione, dove un’umanità strampalata giace in un’atmosfera atemporale e ai limiti dell’onirico, è la metafora del viaggio, tra il presente del cammino e il passato dei ricordi. Il film è prodotto dall’associazione culturale Sukakaifa, in collaborazione con la Film commission Regione Siciliana. L’appuntamento con “Il viaggio di Malombra” è per domenica 28 aprile alle ore 18 presso il “Baluardo Velasco”, sito in via Frisella 27 a Marsala. Alla fine della proiezione seguirà un incontro con il regista e con gli attori. Ingresso riservato ai soci: euro 5. Per informazioni, abbonamenti e prevendita: botteghino del teatro da lunedì al sabato dalle ore 17,30 alle 20. Per conoscere nel dettaglio il programma consultare il sito www.baluardovelasco.it. Per tutte le informazioni chiamare il 334.5778640 o scrivere a: info@baluardovelasco.it. Prevendita per i singoli spettacoli: a Mazara del Vallo Mirabile Musicheria, a Trapani Tardo Music, a Marsala Music Center. Sponsor della rassegna Zicaffè, Sicilgesso, Farmacia Nicotra, Enodoro. Sponsor ufficiale del Baluardo Velasco l’azienda 3cel di Marsala.

marsala baluardo velasco

http://www.marsalace.it/web/component/content/article/37-iniziative/8482-il-viaggio-di-malombra-di-rino-marino-al-baluardo-velasco

Il viaggio di Malombra – Ancona, 7 aprile 2013

xo rino marino malombra ANCONA locandina.jpgIn occasione della messa in scena ad Ancona dello spettacolo “La serata a Colono” di Elsa Morante con Carlo Cecchi, regia di Mario Martone, musiche di Nicola Piovani, produzione Teatro Stabile di Torino/Teatro Stabile di Roma/Teatro Stabile delle Marche, uno degli attori della compagnia, Rino Marino, che è anche regista cinematografico, presenterà il suo film “Il viaggio di Malombra”, domenica 7 aprile ore 21 alla Casa delle Culture, con il Patrocinio Fondazione Teatro delle Muse e del Teatro Stabile delle Marche, nell’ambito del Progetto Cosmoteca – Piattaforma di cittadinanza globale co-finanziato dalla Regione Marche, Assessorato alle Politiche Giovanili, e dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Ingresso libero.

Rino Marino, medico psichiatra che da anni si occupa di Drammaterapia, dirige l’Associazione SUKAKAIFA composta da pazienti con disagio psichico, con cui ha girato due film e ha messo in scena spettacoli vincitori della I e della II Biennale Internazionale di Massa Carrara. “Il viaggio di Malombra”, realizzato con il sostegno della Film Commission Regione Siciliana, è stato girato con un cast quasi integralmente composto da pazienti con disagio psichico, provenienti dalla Clinica Psichiatrica del Policlinico di Palermo e da varie comunità terapeutiche siciliane, con la partecipazione straordinaria di Luigi Maria Burruano.
Il film racconta il lungo itinerario visionario che il protagonista Malombra, ossessionato da un incubo ricorrente, decide di intraprendere alla ricerca di un misterioso personaggio che, dopo averlo salvato da bambino dalla malaria, era sparito per andare a vivere in un castello decadente, arroccato in un luogo sperduto nella campagna siciliana, in attesa di una compagnia di teatranti che andassero ad inscenargli una rappresentazione.Il viaggio sconclusionato del protagonista attraverso i territori dell’alienazione, dove un’umanità strampalata ristagna in un’atmosfera atemporale e ai limiti dell’onirico, è la metafora del viaggio senza fine alla ricerca di sé, tra presente del viaggio e passato dei ricordi. Un viaggio che esplora le profondità del sentire e della diversità umana, dove la follia non è vista come malattia ma come la capacità di uomini e donne di percepire e vivere la realtà con altre logiche, solo un po’ diverse da quelle degli altri.

-Associazione Casa delle Culture

www.vivereancona.it/index.php?page=articolo&articolo_id=400136

Il viaggio di Malombra, ai Cantieri Culturali della Zisa, Palermo – recensione di Mariagiovanna Badessa, 18 aprile 2012

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Difficile il compito di un registra che vuole rappresentare il disagio psichico, ma in questo caso il compito è ancor più oneroso, visto che ad interpretare i ruoli nel film “Il viaggio di Malombra” sono quasi per intero persone con disturbi mentali provenienti per la maggior parte dalla Clinica Psichiatrica del Policlinico Universitario di Palermo e da altre comunità terapeutiche regionali.In questo caso gli attori scelti interpretavano se stessi, rendendo l’atmosfera del film un viaggio mentale unico e affascinante che apre le porte a quelle realtà parallele che si discostano violentemente dalla realtà unica che noi tutti siamo abituati a vedere.

Il regista, Rino Marino, racconta attraverso le immagini, il tempo che muta  tra il presente del viaggio e il passato dei ricordi, la ricerca di Malombra del suo misterioso “cavaliere della luna” che dopo averlo salvato da bambino svanì per andare a vivere in un castello immerso nella campagna siciliana.

I luoghi scelti dal registra creano quell’ambientazione unica e particolare dove la realtà perde i suoi lineamenti per confondersi con il sogno e la fantasia. E in quest’insieme di personaggi e di storie ciò che ne emerge non è la pazzia come malattia, come siamo abituati a vedere in termini medici, bensì, come uomini che percepiscono e vivono la realtà con altre logiche solo un po’ diverse da quelle degli altri.

Un regista che riesce in questo film a dare una corretta inquadratura della diversità umana.

Il film sarà proiettato alle 18 del 18-aprile 2012 presso i Cantieri Culturali della Zisa.

Mariagiovanna Badessa

http://palermo.notizie.it/palermo-il-viaggio-di-malombra-ai-cantieri-culturali-della-zisa

IL VIAGGIO DI MALOMBRA – Diverso da chi? Rassegna cinematografica, Goethe Institut (Palermo)

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Il viaggio di Malombra
nell’ambito di Diverso da chi? - Cinema sulla disabilità
Rassegna cinematografica, 8 gennaio – 26 marzo 2013
Goethe Institut, Palermo

Proiezione del film:
Martedì 19 febbraio 2013, ore 18.30
Cinema Vittorio De Seta – Cantieri Culturali alla Zisa
Via Paolo Gili 4, Palermo
Versione originale italiana
Ingresso liberoInfo-Tel: +39 091 6528680
programma@palermo.goethe.org

 

 

 

 

Regia: Rino Marino
Sceneggiatura: Rino Marino
Fotografia: Vincenzo Agate
Interpreti: Liborio Maggio, Salvo Terruso, Nando Bagnasco, Luigi Maria Burruano
Produzione: Sukakaifa, in collaborazione con Film Commission Regione Siciliana

Italia 2012, 90’ Malombra, povero diavolo ossessionato da un incubo ricorrente, intraprende un lungo viaggio alla ricerca di un misterioso ‘cavaliere della luna’ che, dopo averlo salvato da bambino dalla malaria, era andato a vivere in un castello cadente nella campagna siciliana. Un vecchio rigattiere indirizza Malombra da Avugghia, un guitto che lo accompagnerà per quasi tutto il viaggio.

Nel cast, quasi interamente composto da attori con disagio psichico, anche la partecipazione straordinaria di Luigi Maria Burruano.
Il film, itinerario visionario attraverso i territori dell’alienazione, è interamente girato in Sicilia. Numerose le ambientazioni, tra cui le campagne e case rurali di Castelvetrano, Villa Napoli e Villa Niscemi a Palermo, i ruderi di Poggioreale ed altre.

Auf Deutsch:

In der Reihe Anders als wer? - Film und Behinderung
Anders als wer?, Filmreihe, 8. Januar – 26. März 2013

Die Reise von Malombra

Dienstag, 19. Februar 2013, 18.30 Uhr
Goethe-Institut Palermo – Cantieri Culturali alla Zisa
Via Paolo Gili 4, Palermo
Italienische Originalversion
Eintritt frei
Info-Tel: +39 091 6528680
programma@palermo.goethe.org

Regie: Rino Marino
Drehbuch: Rino Marino
Kamera: Vincenzo Agate
Besetzung: Liborio Maggio, Salvo Terruso, Nando Bagnasco, Luigi Maria Burruano
Produktion: Sukakaifa, in Zusammenarbeit mit Sicilia Film Commission Italien 2012, 90 Min.

Malombra, ein armer Teufel, besessen von nicht aufhörenden Albträumen, begibt sich auf eine lange Reise auf der Suche nach dem mysteriösen Mondritter, der, nachdem er ihn als Kind vor der Malaria gerettet hat, wegging, um in einer zerfallenen Burg auf dem Land in Sizilien zu leben. Ein alter Trödler verweist ihn an Avugghia, einen heruntergekommenen Streuner, der ihn fast während der gesamten Reise begleiten wird.

Die Darsteller sind nahezu ausschließlich Schauspieler mit geistigen Handicaps, unter ihnen der herausragende Luigi Maria Burruano.
Der Film, eine Art Reise durch die Entfremdung, ist in Sizilien gedreht worden und spielt in der ländlichen Umgebung von Castelvetrano, der Villa Napoli und der Villa Niscemi in Palermo, sowie die Ruinen von Poggioreale.

IL VIAGGIO DI MALOMBRA – Spazio Sicilia – Sciacca Filmfest 2012

Sciacca Filmfest

competizione internazionale di cortometraggi, documentari e lungometraggi


Proiezione di “Il Viaggio di Malombra” di Rino Marino

 

23 agosto 2012 – ore 21,00

Multisala Badia Grande – Sala dell’Albero

(Sciacca, quartiere San Michele)


“…un film singolare, di sottile fascino, impreziosito da una fotografia di rara forza pittorica, sottolineato da una colonna sonora elegante e pertinente, che usa il dialetto nei rarefatti dialoghi per la sua musicalità arcaica e straniante. Una favola dolente e metaforica sulla vita e sull’uomo. Ma anche, per le finalità terapeutiche dell’operazione.” Eliana Lo Castro Napoli

“È il delirio del pensiero, della parola e  dell’immagine della memoria fantastica quanto reale: la poesia filmica de Il Viaggio di Malombra. [...] è nell’immaginario e nell’immaginazione dei folli, che non sono insani ma soggetti di altre logiche , vissuti  e proiezioni reali quanto impossibili, che si trova l’articolazione e la significazione di questo tempo fiabesco e surreale che Il Viaggio di Malombra ci racconta, e con la profondità e spessore, per  fortuna, che manca a tanto cinema di mercato dell’eterno presente.” Antonino Contiliano

http://www.sciaccafilmfest.org/

IL VIAGGIO DI MALOMBRA – Recensione di Eliana L. Napoli

SUKAKAIFA      in collaborazione con la Film Commission Regione Siciliana

   

IL VIAGGIO DI MALOMBRA

Un film di Rino Marino

Fonte Giornale di Sicilia 16 aprile 2012

Il viaggio di Malombra

Regia, soggetto e sceneggiatura Rino Marino

Scene e costumi Rino Marino

Fotografia Vincenzo Agate

Musiche Lelio Giannetto e Alessandro Librio

Interpreti Liborio Maggio, Salvo Terruso, Nando Bagnasco,Luigi Maria Burruano

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E’ un singolare regista Rino Marino. Pagine su pagine del suo straordinario curriculum ci restituiscono il ritratto di un uomo non  comune, dai poliedrici interessi e dalle molteplici attività. Psichiatra ma anche attore, regista teatrale e drammaturgo egli stesso, saggista e autore di film dei quali cura personalmente soggetto, sceneggiatura e regia, Rino Marino riesce a conciliare felicemente il rigore scientifico e l’impegno della professione di psichiatra con la vocazione artistica, con l’amore per la rappresentazione, il teatro prima di tutto, con la sua funzione eminentemente catartica e liberatoria, ma anche il cinema con la sua magia e la possibilità di esprimere e rappresentare l’inesprimibile.

E la “drammaterapia” a cui ha dedicato con ottimi risultati anni di studio e di sperimentazione è il terreno ideale d’incontro e di sintesi fra le aspirazioni dell’artista e l’impegno professionale del terapeuta. In quest’ambito si muove il suo secondo film, primo affascinante lungometraggio che segue al non meno intenso e poetico “breve metraggio” Liturgia dei miserabili. E possiamo già parlare di una sua personale, inconfondibile cifra stilistica. Il viaggio di Malombra infatti è una sorta di ideale proseguimento del primo, ancora un discorso rarefatto e metaforico sull’uomo e sulla solitudine esistenziale. Il vagabondo e il barbone di quel primo film che si muovono attraverso una campagna arcaica e atemporale, sono fratelli e sodali del solitario, stralunato Malombra che in quello stesso splendido contesto si trascina zoppicante  in un viaggio  periglioso ed interminabile, alla ricerca di qualcosa o qualcuno che possa sottrarlo al suo disagio interiore e restituire un senso ed un costrutto al suo smarrimento esistenziale.“Pellegrino” di una moderna allegoria cristiana,dolente e perplesso davanti a un Crocefisso quasi cancellato dal tempo e dall’incuria del prete distratto  e dei “musicanti del Calvario”, vagabondo di un ideale “teatro dell’assurdo”, assieme a Michele detto Avugghia un guitto, sorta di alter ego, che lo accompagna per un tratto, cercherà invano di realizzare il sogno di una rappresentazione teatrale, autore in cerca di “personaggi”. Nel sonno Malombra sperimenta la “follia del sogno” e il “sogno della follia”. Volti, sussurri e grida che emergono dalle profondità dell’inconscio.  E lungo il surreale percorso incontra individui strani a volte amichevoli come il “bottegaio delle cose perdute” o “l’uomo e la donna dei pulcini”, altre minacciose ed inquietanti come il “marchese di Montefiorito”, singolari come il “mandriano dell’Iliade” un pastore che recita un monologo in greco antico, o grottesche come Sancisuca (un memorabile “assolo” di Luigi Maria Burruano) sorta di impresario teatrale col suo campionario di fenomeni da baraccone. E al tramonto il cerchio si chiude. Un Malombra, vecchio e stanco, prossimo alla fine, ritrova il Malombra  bambino che esplorando il mondo si confronta col “cavaliere della luna”, una presenza positiva, rasserenante. “Il viaggio di Malombra” è un film singolare, di sottile fascino, impreziosito da una fotografia di rara forza pittorica, sottolineato da una colonna sonora elegante e pertinente, che usa il dialetto nei rarefatti dialoghi per la sua musicalità arcaica e straniante. Una favola dolente e metaforica sulla vita e sull’uomo. Ma anche, per le finalità terapeutiche dell’operazione (quasi tutti gli attori, bravissimi, sono  pazienti psichiatrici) efficace via d’uscita dagli abissi dell’ isolamento e della marginalità sociale, verso la consapevolezza di sé e la possibile integrazione.  

Eliana L. Napoli

IL VIAGGIO DI MALOMBRA – Recensione di Antonino Contiliano – La poesia del tempo delirante

Fonte Marsala.it

Il Viaggio Malombra

La poesia del tempo delirante

 

di Antonino Contiliano

    Stasera a cinema (16 Aprile 2012, ore 20, Castelvetrano, cinema “Marconi”; il 18 Aprile 2012, ore 18, Palermo, Centro sperimentale di cinematografia – Cantieri culturali della Zisa). Il film che vedremo, in prima visione, è Il viaggio di Malombra di Rino Marino.

 

In queste due occasioni la partecipazione è per inviti e la proiezione è organizzata con il patrocinio del comune di Castelvetrano-Selinunte . Sempre a Castelvetrano (cinema “Marconi”), e aperta al pubblico, è prevista  pure una proiezione alle ore 21 (18 Aprile 2012) ed una alle ore 19 (19  Aprile 2012).

La realizzazione artistica dell’opera filmica  è il prodotto dell’attività culturale dell’Associazione Sukakaifa – che ne ha avuto l’idea originaria  – e dell’incontro con la collaborazione con la Film Commission Regione Siciliana che ne ha riconosciuto il valore e sostenuto il progetto.

Il viaggio di Malombra, attenzione, è un film che non ha niente a che  vedere, si rassicuri il pubblico,  né con gli effetti speciali e soporiferi, né con i personaggi  di tanta cinematografia fumettona o fiction e allegretta soap opera della tanta spicciola jouissance a perdere.

Il viaggio di Malombra esplora profondità del sentire, dell’immaginare produttivo e della combinatoria fantastica che soltanto gli infiniti gradi di libertà del pensiero onirico e delirante dei sogni può mettere in giro nella mente e nel vissuto di ciascuno, e che il poeta, come il folle, condivide come una concreta navigazione esistenziale ammiccante e stuporosa. Un regista, come nel caso de Il viaggio di Malombra, dal repertorio  dell’immaginazione degli “ossessi” della varia schizofrenia, che immobilizza il tempo e gli eventi, prendendone il potenziale e l’ipotetico (possibile e impossibile) per associarlo (fa un montaggio) in immagini composite e coerenti, usando la ragione della fantasia: quella facoltà della mente che è “una specie di macchina elettronica che tiene conto di tutte le combinazioni possibili e sceglie quelle che rispondono al fine” (Italo Calvino).

Così entriamo nel vivo tematico delle temporalità immobilizzate (personificate dai vari personaggi in scena, e catturate dalle inquadrature che ne raccontano l’erranza)  del film di Rino Marino, Il viaggio di Malombra. E la sua strutturazione, crediamo, sia da individuare nella ripetizione e nell’accumulo sfaccettati che tessono e filano lo svolgersi delle storie nell’unicità onirico-delirante che taglia la vita della follia in azione ( e qui la follia, come negli altri lavori teatrali e cinematografici precedenti di Marino, non è da leggersi come una malattia clinica (così cara a certa ufficialità medica e popolare; qui, semmai, è alla “malattia” della ragione e dell’ideologia classico-moderne che si reagisce!).

È nella ripetizione – ripetizione e accumulazione dell’immagine onirica delle rovine straniate:  case, arnesi, abiti d’altra stagione e impolverati, figure umane come alienati e manichini fissi nello sguardo e nel corpo, dei paesaggi e dei  sentieri (materiali e di senso) irrigiditi dalla fissità che guarda e li guarda, o nell’ossessiva percezione visiva e auditiva del bambino-adulto-bambino-adulto (Malombra), che in flashback, simmetria e dissonanza d’ordini, narra del suo viaggio,  delle sue soste e dell’idea fissa e in cerca del leggendario personaggio che gli ha salvato la vita – che si trova la poesia artistico-filmica di Rino Marino, la poesia del tempo e delle ragioni che la razionalità standard non può avere.

Anzi nega, criminalizza, rinchiude, isola come nella Nave dei lunatici (spettacolo teatrale dello stesso Marino), ne la Liturgia dei miserabili (un cortometraggio e precedente), o  nel recente lavoro teatrale Ferrovecchio, lo spettacolo in lingua siciliana che drammatizza l’azione dei due personaggi in scena con l’immobilità del movimento in quiete, com’è tipico  del teatro di Beckett.

Nel film  Il Viaggio di Malombra le scene dell’immobilità del tempo e dei personaggi che la incorporano, nonostante i segni della caducità, sono più raccontati e mossi.

È l’intreccio delle inquadrature (esterne e interne) infatti che offre allo spettatore l’andatura spazio-temporale di quelle vite dislocate e ricamate, e con cui l’autore dell’opera filmica familiarizza avvalorandone artisticamente il vissuto reale.  E la tessitura che il regista (anche ideatore e sceneggiatore) opera con il montaggio delle varie scene, dopo essere state  colte tra campi lunghi e cattura del dettaglio: una faccia o un addome in sussulto; uno sguardo perplesso e dubbioso, o fisso, spaesato, allucinato; l’ilarità di un vagabondo demenziale; l’erotico e il fuoco metaforico che incontra il personaggio e lo lascia fuso con il suo sogno ricorrente (simbolo costante delle metamorfosi dei viaggiatori in cammino per una metà); l’ambulante del pappagallo indovina per le strade deserte del paese; un prete che spizzica semi di zucca  e sputa dalla finestra mentre deruba della magra elemosina racimolata da tre vecchietti di strada, etc.  

C’è del delirio po(i)etico in transito e all’arrivo in  questo nuovo film del regista castelvetranese. È il delirio del pensiero, della parola e  dell’immagine della memoria fantastica quanto reale: la poesia filmica de Il Viaggio di Malombra. Un viaggio che si snoda nel connubio con il paesaggio altrettanto surreale che lo immerge e lo sovrasta che gli fa sia da  sfondo che primo piano – e le onde sonore della colonna musicale di Lelio Giannetto e Alessandro Librio (non invasiva, ma puntuale e di corredo). Non meno pregnante e significativa è quella del silenzio dilagante dell’ambiente naturale circostante (vegetale e aereo) che  magnetizza e concretizza in re la vita dei personaggi (qualunque  sia il loro affacciarsi nella storia narrata), mentre un volo (forse di gabbiani), analogico, ne sorveglia dall’alto il procedere e le acrobazie tra una sosta e un’altra.

È il delirio così che veste e dà corpo alle singole presenze dei sogni incarnati ora in un personaggio ora in un altro, o in una atmosfera irreale e fantasmagorica che alterna alto registro lirico-fantastico (i due che in una valle bruciata dal fuoco, dall’aridità e dal deserto della solitudine aspettano la neve), o grottesco basso-comico (la scena del mercante d’attori cui Malombra si rivolge per assoldare dei teatranti, onde approntare una rappresentazione (archetipi un diavolo, un angelo, la morte) nel luogo del Cavaliere della luna (il “fantasma” che lo ha strappato alla morte grazie ad una litania magica), o completamente allucinato e schizzatamente tragico del marchese che balla con il manichino, la donna ideale della sua vita fuori orbita.

È il tempo catturato, freddato, dalla macchina da presa e messo in sintonia con il tempo vivo, caldo, del desiderio, della memoria dei folli e della vita della follia, cui ancora, la scrittura teatrale e cinematografica di  Rino Marino, rende omaggio artisticamente, bloccandone gli universi simbolici e di senso.

Perché è nell’immaginario e nell’immaginazione dei folli, che non sono insani ma soggetti di altre logiche , vissuti  e proiezioni reali quanto impossibili, che si trova l’articolazione e la significazione di questo tempo fiabesco e surreale che Il Viaggio di Malombra ci racconta, e con la profondità e spessore, per  fortuna, che manca a tanto cinema di mercato dell’eterno presente.